Il mio grillo parlante è più frustrato di me.
Non sono ancora pronta. Ero convinta di esserlo ma non lo sono minimamente.
La verità è che ho ancora il cervello stanco e lo stomaco a pezzi. Mi da fastidio tutto. Il mio umore oscilla tra l’euforia e la depressione. Mi stanco facilmente delle persone che mi circondano. Mi annoio. E se mi diverto entro in uno stato di paranoia dove ho paura di annoiarmi.
Edward Bunker diceva: “Il suo problema principale è l’immaturità emotiva. Pretende che la vita sia come al cinema, piena d’eccitazione. E’ un ragionamento da bambini: l’adulto accetta la regolarità, la noia, la frustrazione.”
Probabilmente io in questo periodo sono come Max Dembo: qualcosa nel mio cervello mi dice che cosa è più giusto per me ma è talmente frustrante, talmente faticoso e così asfissiante che di conseguenza mi comporto di merda, sapendo di fare delle cazzate.
Come si fa a farsi trascinare della noia della quotidianità quando si è provato qualcosa fuori dal normale?
Ma soprattutto, come si fa a rimettersi in gioco quando non hai più niente da puntare?
A breve il mio grillo parlante darà le dimissioni.
STUDIO SOCIALE (ovvero cercare di capire la razza umana a 30 anni)
Quando ti ritrovi ad essere adolescente negli anni ’90 il corteggiamento ha delle sue fasi specifiche: incontri un ragazzo, colpo di fulmine, farfalle nello stomaco, mesi e mesi trascorsi inutilmente prima di rivolgergli la parola, approccio, corteggiamento romantico (ma non davanti ai suoi amici), primo bacio (davvero si bacia con la lingua?), strane idee che staremo per sempre insieme, viaggi mentali e alla fine sesso. Ritrovarsi single 15 anni dopo ti fa notare che effettivamente qualcosa è cambiato: i tuoi coetani sono scomparsi dalla faccia della terra, l’unico colpo che ti puoi permettere di prendere è quello della strega, le farfalle nello stomaco si sono trasformate in gastrite, l’unico che ti rivolge la parola è l’impiegato delle poste, non sai bene che cosa sia l’interazione tra esseri umani, sei convinta che il corteggiamento sia un’inutile perdita di tempo, sei sempre più sicura che l’unica persona con cui passerai il resto della tua vita sei te, giramento di coglioni e del gran sesso con il tuo vibratore. Ma tutto questo dipende da noi o da quello che ci circonda? Proviamo ad analizzarlo. A 30 anni devi levarti dall’anticamera del cervello che riuscirai a trovare facilmente un uomo che possa piacerti come quando eri ragazzina: gli unici uomini single che troverai lungo la tua strada sono tali in quanto grandi teste di cazzo. La natura a quest’età ha già fatto una specie di selezione naturale: quelli che sono liberi sono lo scarto di altre donne. A prescindere dai sentimenti, dalla voglia o non voglia di una relazione seria dopo anni di delusioni e cuori spezzati è il bisogno di sesso che ti porta ad acconterti di ciò che è rimasto e che ti fa comportare come un cane randagio davanti ad un cassonetto in cerca di cibo. E la parola chiave per riuscire a saziarsi è SUPERFICIALITA’.
Gli uomini per generazioni ci raccontano che la loro donna ideale è la ragazza della porta accanto, poco truccata, non troppo magra (“perché mi piace sentire un po’ di ciccia quando la tocco”), che sappia stare allo scherzo e che sia possibilmente simpatica ed intelligente. BALLE. L’uomo superficiale vuole la donna bidimensionale, quella che quando si sveglia la mattina struccata manco riesci a ricordarti se è la stessa della sera prima, quella che cammina con i tacchi anche quando è a casa in pigiama e che abbia il meraviglioso dono del silenzio. Perché poi alla fine sono queste le donne che scelgono. E anche se tu andassi in giro con un cartello appeso al collo con scritto “La do via gratis, vi prego assecondatemi” l’uomo non si accontenta perché in vecchiaia è diventato cacciatore e se davvero vuoi fare del sesso devi comportarti come un gnu davanti ad un leone inferocito, omettendo il piccolo dettaglio che anche tu sei un leone, travestito per l’occasione da gnu.
Non ascoltateli quando vi dicono che il rapporto perfetto è esclusivamente fisico perché l’uomo, nel 2011, vuole di più. Vuole l’esclusività, momenti di panico davanti al telefono quando non ti richiama il giorno dopo, la gelosia nel vederlo in giro con un’altra donna e probabilmente anche le coccole post coito. Vuole avere il controllo e nonostante le mega puttanate che continua a raccontare riguardo la sua idea di rapporto perfetto e di quanto sia meravigliosa la donna indipendente e con le palle ricordatevi che gli rode se in qualsiasi tipo di rapporto a due sei anche te ad avere i coglioni. Per questo alla fine si sceglie la donna scema e totalmente succube del suo testosterone.
Quindi mi domando: in un mondo dove si è ottenuta la parità dei sessi solo perché gli uomini sono diventati delle femminuccie è possibile continuare a sperare di poter fare del sano e animalesco sesso senza sentir nessun tipo di obbligo verso la persona che hai di fronte o bisogna accontentarsi di un amico vibrante e di un po’ di fervida immaginazione?



